lunedì 17 settembre 2012

La mia Stevia oggi

L'altra volta, nel primo post sulla Stevia (del 20 Aprile) ho concluso facendovi vedere le mie piantine appena acquistate.

A distanza di quasi 5 mesi torno a parlarvi della Stevia.
Questa volta però non dei suoi utilizzi, ma della sua coltivazione o meglio, di come si sono regolata io, e della trasformazione che hanno avuto le mie tre piantine in questi mesi.

Mi da così tanta soddisfazione vedere le mie piantine che crescono che ogni mattina, ancora in pigiama lo ammetto, devo uscire per andarle a rimirare...
Adesso sono un bel cespuglio alto più di 60 cm <3





Una volta appurato che non le sono stata fatale il successivo obbiettivo è stato quello di riuscire a ottenere una abbondante quantità di grandi foglie e il più dolci possibili. Ho letto infatti che la Stevia, se lasciata "libera", si sviluppa molto in altezza con rami lunghi ma decisamente troppo spogli, quindi bisogna impedire questo e spingerla a produrre una gran quantità di foglie con la cimatura e il terreno giusto.


Ma cosa è la cimatura?
La cimatura consiste nel tagliare gli apici vegetatici (quindi in poche parole "le punte" dei rametti). In questo modo la pianta non avendo più l'apice spingerà la crescita dai germogli ascellari e al posto di un solo rametto ne avremo due.
Dalla pianta ottenuta da seme bisogna effettuare una prima cimatura quando la piantina avrà raggiunto i 10-12 cm di altezza lasciando almeno due nodi sotto (dai quali cresceranno i getti ascellari). Questa immagine potrebbe esservi d'aiuto.

Le mie piante le ho prese in un vivaio ed era visibile la prima cimatura, quindi le ho lasciate vegetare.
Ero in dubbio se cimarle ancora dopo altri 10/15 cm di crescita, ma ho notato che le mie piante crescono belle compatte e con tante foglie, quindi non l'ho fatto.
Le ho riunite invece in un unico grande vaso, esposte a sole pieno e innaffiate tutto i giorni.


Il terriccio giusto
Nonostante la compattezza della pianta però le foglie erano piccole anche se in gran quantità, quindi ho dedotto che il problema fosse il terriccio. Quello dove le avevo rinvasate era sbagliato perché troppo compatto.
Ho deciso di cercare in rete qualche info e ho trovato che la Stevia ha bisogno di terriccio sciolto, ovvero molto leggero e drenante (bella rogna perché significa che va innaffiata anche due volte al giorno nei periodi molto caldi..).
Quindi qualche giorno fa ho rinvasato con un terriccio a ph 6,5 composto dal 60% di torba bionda e 40% da ammendante compostato verde (compost organico) e ho messo dell'argilla espansa.
In realtà l'argilla espansa non andrebbe bene perché va ad alterare il ph della torba che è tanto caro alla Stevia, ma questo avevo e poi voglio sperimentare.
Nelle prossime settimane vedremo se ha funzionato o no. Comunque periodicamente assaggio qualche foglia e devo dire che sono molto dolci, quindi non dispero.

Il periodo in cui la Stevia è al massimo della sua dolcezza è durante la fioritura che avviene verso la fine dell'autunno. Quindi non mi resta che aspettare ancora un po', per fare la mia raccolta ;D


Semina e talee?
Mi ero ripromessa di provare la semina e la propagazione per talea, ma non ho avuto tempo.
Ho anche i semi (che oltretutto più passa il tempo più perdono vitalità.. pazienza!) ma temo che farlo adesso sarebbe troppo tardi, quindi proverò sicuramente l'anno prossimo e userò i semi delle mie piante ^ ^

La Stevia, (nel nostro caso specifico Stevia Rebaudiana) nel suo paese di origine è una pianta perenne, spontanea e infestante. Cresce un po' dappertutto e si adatta facilmente. Da noi il limite più grande che incontra sono le temperature invernali che sono eccessivamente rigide quindi va riparata. Speriamo di trovare una buona soluzione.

Per adesso quindi lascerò vegetare la pianta in libertà ed aspetterò la fioritura, sia per raccogliere un po' di semi, sia, anzi soprattutto, per produrre finalmente il mio zucchero di Stevia!!

Naturalmente queste sono le esperienze di una pivella in fatto di coltivazione della Stevia, per cui se avessi fatto delle cavolate o aveste consigli e suggerimenti non siate timidi e contattatemi!!


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lunedì 30 luglio 2012

l'Oleolito di Iperico e le sue magie

Intorno al 12 di questo mese, dopo una digestione di 15 giorni, ho filtrato l'Oleolito di Iperico.
E' uno degli Oleoliti che preferisco e lo faccio ogni anno.
La pianta di Iperico è facile da reperire e il suo oleolito è utilissimo tutto l'anno da tenere nella cassetta del prontosoccorso casalingo e non solo.
Sì, perché questo olio è eccezionale per le sue virtù rigenerative. Se fatto nel modo giusto è il top da mettere su piccoli tagli, ferite ed escoriazioni, tipo le ginocchia sbucciate.
O anche da mettere sulla pelle scottata dal sole, sulle vescichette dei piedi, sulle piccole bruciature domestiche o anche come ingrediente in spignatti più "seri", dove è un eccellente antirughe.
Ve ne ho già parlato in un altro post, ma vi rinfresco la memoria.
L'Iperico viene chiamato anche erba di San Giovanni, perché l'usanza dice che debba essere raccolto nella notte di San Giovanni tra il 23 e il 24 Giugno. Ovviamente non è necessario essere così pignoli, anche se preso dopo o prima va bene, anche perché l'Iperico è in fiore dalla primavera a tutta l'estate, quindi va sempre bene.
L'importante è raccoglierlo in zone pulite, non trafficate da macchine o veleni chimici di qualunque genere. Insomma, facciamo una bella passeggiata in campagna una domenica e andiamo alla ricerca di questo bel fiore giallo!

Come si riconosce l'Iperico
L'Iperico si riconosce per i suoi bellissimi fiori gialli. E' una pianta che può superare anche il metro di altezza, ma la prova inconfutabile c'è: basta cogliere un fiore, strofinarlo tra le dita e se le macchia di nero/rosso scuro allora è lui!! Occhio a non esagerare perché macchia di brutto e per smacchiare le dita poi ci vuole un bel po' ;P



Come si fa l'Oleolito
Dopo aver raccolto un bel mazzetto di Iperico torniamo a casa e qui le scelte sono due: o controllate che non ci siano insetti tra i fiori e li togliete manualmente, oppure mettete i rametti in un vaso con dell'acqua fresca, lasciate stare tutta la notte (magari all'esterno) e preparerete l'Oleolito l'indomani. In questo modo gli insetti se ne andranno da soli.
Una volta pronti per metterci all'opera munirsi un barattolo di vetro a bocca larga, un panno, un tovagliolino di stoffa o carta, un elastico, delle forbicine, a discrezione di un paio di guanti in lattice e di almeno mezzo litro di olio di semi di girasole spremuto a freddo. Questa pianta è meglio farla con l'olio di girasole perché dovendo poi stare al sole ed essendo il girasole un olio molto resistente al calore non si rischia l'irrancidimento.

Mettere i guanti, tagliare i fiorellini e raccoglierli su un panno. Prendete solo i fiori freschi, non quelli secchi. Ottenuto un bel mucchietto di fiori trasferiteli nel barattolo (pulito e asciutto), versare l'olio fino a coprirli tutti, tappare la bocca del barattolo con il tovagliolo, bloccate con un elastico e mettete al sole.
Il mio l'ho sempre sistemato in un luogo dove prendeva sole soltanto la mattina, la sera lo portavo al riparo in casa (per evitare la pioggia eventuale e l'umidità notturna) e poi al mattino di nuovo fuori.
Deve stare così per 15 giorni, girando il barattolo ogni tanto per fargli arrivare il sole da tutti i lati. Sempre ogni tanto una mescolatina ma per il resto fa tutto lui da solo :)
Con il passare dei giorni l'olio diventerà sempre più rosso e questo è un buon segno. Il sole infatti fa uscire l'Ipericina che è la sostanza che dona tante virtù a questo olio.
Trascorso il tempo va filtrato attraverso un colino con sopra un pezzo di stoffa o carta, versato in una bottiglia di vetro scuro, una bella etichetta che indichi cosa è e quando è stato prodotto, un bel tappo e il gioco è fatto!

Questo è il risultato. Non è quello di quest'anno perché quello appena filtrato l'ho già messo in una bottiglia di vetro scuro e riposto al fresco per preservarne le virtù e farlo durare intatto fino alla prossima estate.
Questo è quello dell'anno scorso che ho pubblicato anche in un forum.



Come si usa
Puro su scottature e piccole ferite. Se la superficie è estesa coprire con una garza sterile.
In caso di scottature da sole prendere un cucchiaio di olio, un cucchiaio di acqua e sbatterli con una forchetta per un minuto fino a rendere il tutto una schiumetta. In questo modo si ottiene l'olio battuto che facevano le nostre nonne per i sederini dei neonati quando le creme non c'erano.
Spalmare questo composto sulla pelle pulita molto delicatamente. Si sentirà subito un piacevole sollievo. Poi andare a nanna. Il mattino dopo il dolore sarà quasi del tutto sparito e se si avrà la costanza di metterlo mattina e sera per qualche giorno saranno scongiurate anche le bollicine d'acqua e quindi la pelle che si spella.
Qualche goccia nella comune crema antirughe (preferibilmente senza siliconi e petrolati vari) la migliora e fa benissimo alla pelle.


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lunedì 23 luglio 2012

Sapone verde di primavera... com'è andata a finire?

Ci eravamo lasciati con il mio Sapone verde di Primavera (clicca qui per leggere il post precedente), dopodiché ho avuto un periodo molto impegnativo che mi tenuta lontana dal Blog.
Ma quella saponata com'è andata a finire? 
In maniera fantastica, direi!
Infatti il sapone è venuto fuori perfetto, il giorno dopo l'ho tirato fuori dallo stampo in legno, l'ho tagliato a cubetti, nelle settimane a venire ha stagionato alla grande e ne ho fatto.. no, non ve lo voglio dire ancora (sono perfida!), per adesso vi lascio alle foto dopo 24 ore dalla messa nello stampo della pasta di sapone ;)

La qualità delle foto non è eccelsa, scusatemi, ma quando l'ho tagliato era sera tardi e la luce artificiale ha sfalsato i colori di alcuni scatti. Comunque il colore vero è quello della prima foto, quella col sapone ancora nello stampo.








Presto vi farò vedere a cosa mi sono servire queste saponettine ;)

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